Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di plusdotazione e alto potenziale cognitivo, ma molto meno di ciò che accade quando queste caratteristiche si intrecciano con una balbuzie.
Eppure, nella pratica clinica, l’incontro tra balbuzie e plusdotazione è tutt’altro che raro.
Comprendere questo intreccio è fondamentale per offrire ai bambini e alle famiglie un supporto davvero efficace. In questi casi, infatti, non basta guardare “solo” alla balbuzie o “solo” al potenziale cognitivo: è necessario ampliare lo sguardo e considerare l’intero funzionamento del bambino.
Cos’è la plusdotazione (e cosa non è)
Quando si parla di plusdotazione, spesso si pensa a bambini “geniali”, sempre brillanti, senza difficoltà e con un successo scolastico garantito.
Questa è una delle false credenze più diffuse.
La plusdotazione non è una diagnosi e non è un disturbo, ma una neurodivergenza, o meglio una neurocomplessità: un modo di funzionare diverso, caratterizzato da intensità, profondità e velocità.
Dal punto di vista psicometrico:
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un QI tra 120 e 129 rientra nell’alto potenziale cognitivo
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un QI pari o superiore a 130 permette di parlare di plusdotazione
Ma il “numeretto” non racconta la complessità del funzionamento. La plusdotazione non è una questione di quantità di intelligenza, bensì di qualità del pensiero.
Le over-eccitabilità: il cuore della plusdotazione
Uno degli aspetti centrali della plusdotazione è la presenza delle cosiddette over-eccitabilità.
Si tratta di aree di funzionamento particolarmente intense, che possono riguardare:
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Area intellettiva: curiosità incessante, pensiero rapido, capacità di fare collegamenti complessi e apparentemente lontani
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Area immaginativa: fantasia molto ricca, capacità di anticipare scenari, ma anche tendenza a preoccuparsi
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Area psicomotoria e verbale: bisogno di muoversi, parlare molto e spesso velocemente
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Area sensoriale: forte sensibilità a suoni, luci, consistenze, sapori, etichette dei vestiti
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Area emotiva: emozioni profonde, intense, vissute come se ci fosse un “amplificatore interno”
È soprattutto quest’ultima area a incidere in modo significativo sul benessere emotivo e comunicativo del bambino.
Sviluppo asincrono: quando le età non coincidono
Un bambino plusdotato può avere:
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un’età cronologica di 6 anni
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un’età cognitiva molto più avanzata
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un’età emotiva intensa e profonda, ma difficile da gestire
Questo sviluppo asincrono può generare incomprensioni, frustrazione e fatica, sia a casa sia a scuola. Non si tratta di immaturità emotiva, ma di una maturità profonda che necessita di strumenti adeguati per essere sostenuta.
Balbuzie e plusdotazione: un incontro possibile
La balbuzie è una caratteristica multifattoriale e non ha una causa unica.
La plusdotazione non è la causa della balbuzie, ma può influenzare come, quando e in che modo essa si manifesta.
Alcuni elementi tipici della plusdotazione che possono interagire con la balbuzie sono:
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la velocità del pensiero
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l’intensità emotiva
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l’iperattivazione cognitiva
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la difficoltà di inibizione del flusso di idee
È importante chiarire un punto fondamentale:
👉 non si balbetta perché il pensiero va più veloce del parlato.
Se fosse così, molte più persone balbetterebbero. Tuttavia, questi fattori possono modulare la fluenza, soprattutto in momenti di forte attivazione emotiva o cognitiva.
Doppia eccezionalità: vedere il verde, non solo il giallo o il blu
Quando la plusdotazione si associa a una difficoltà (come la balbuzie, un DSA o un ADHD), si parla di doppia eccezionalità.
Un’immagine molto efficace è quella dei colori:
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la plusdotazione è il giallo
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la difficoltà è il blu
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insieme formano il verde
Il verde non è più separabile nei suoi componenti.
Allo stesso modo, un bambino con balbuzie e plusdotazione non può essere compreso guardando un solo aspetto del suo funzionamento.
Segnali precoci da osservare nei bambini
Alcuni segnali che possono orientare verso una valutazione più approfondita sono:
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sviluppo precoce del linguaggio e vocabolario molto ricco
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curiosità intensa e continua
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pensiero “arborescente”, che si ramifica velocemente
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forte sensibilità emotiva e sensoriale
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facilità alla frustrazione e alla noia se l’attività non è stimolante
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perfezionismo, spesso auto-indotto
In presenza di balbuzie, riconoscere queste caratteristiche aiuta a interpretare meglio le difficoltà e a scegliere strategie più adeguate.
Perché la consapevolezza fa la differenza
Per i genitori, comprendere il funzionamento del proprio bambino significa:
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ridurre l’ansia
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sentirsi più sicuri
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rispondere in modo più sereno alle difficoltà
Per i professionisti, significa:
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costruire interventi realmente personalizzati
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evitare strategie inefficaci o faticose per il bambino
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lavorare in rete, integrando competenze diverse
La consapevolezza non risolve tutto, ma è spesso metà del percorso.
Conclusioni
Balbuzie e plusdotazione non si escludono a vicenda.
Quando coesistono, richiedono uno sguardo più ampio, competente e rispettoso della complessità del bambino.
Solo riconoscendo l’intero funzionamento – cognitivo, emotivo, linguistico e relazionale – è possibile offrire un supporto davvero efficace e umano.
Dott.ssa Maria Silvia Mazzocchi, logopedista specializzata in balbuzie e caratteristiche della fluenza Dott.ssa Laura Schiaroli, logopedista specializzata in plusdotazione
